Subterraneans

Per chi come me aveva diciannove anni quando cadde il muro di Berlino, andare alla scoperta di ciò che è rimasto di quell’orrore è un’avventura.

Di un serpentone di oltre 150 chilometri che per quasi trent’anni ha diviso due mondi non poteva, giustamente, restare molto in piedi. Ma ciò che c’è ancora è significativo e toccante. Sia in superficie che sottoterra.

La stazione di Nordbanhof è una delle cosiddette ghost stations, ossia stazioni fantasma: all’epoca in territorio Est, ma molto prossime a quello Ovest. Per questa ragione, vennero chiuse. Le banchine sbarrate, murate e sorvegliate a vista da guardie armate della Germania Est per impedire qualsiasi fuga verso l’Ovest. E i treni che da Ovest le attraversavano non potevano fermarsi, ma le percorrevano a velocità ridotta. Uno dei molti drammi nel dramma.

Alla loro riapertura dopo il crollo del muro, le stazioni erano come ibernate. Tutto si era cristallizzato a 28 anni prima. E anche dopo aver ripreso a svolgere il suo lavoro, Nordbanhof è rimasta simile, con il suo aspetto decadente già all’ingresso. Scendendo nell’atrio prima di andare ai binari, si trova la mostra fotografica permanente Stazioni di confine e fantasma nella Berlino divisa. Pannelli fotografici, mappe d’epoca, documenti e testimonianze audio che raccontano il blocco dei tunnel e i drammatici tentativi di fuga.

Poco lontano da Nordbanhof, si può camminare lungo il memoriale del muro in Bernauer Strasse, una via che – per le consuete stranezze dei confini tracciati in modo non naturale – aveva gli ingressi delle case a Est e le finestre delle stesse a Ovest. Le immagini delle persone in fuga gettandosi dalle finestre, con i pompieri dell’Ovest a tendere i teloni, fecero il giro del mondo.

Il memoriale racconta anche dei numerosi tunnel che vennero scavati sottoterra per tentare di oltrepassare il muro.

Ed è proprio Subterraneans il brano che David Bowie, che nella Berlino divisa visse forse il suo più importante periodo artistico, dedicò alle persone imprigionate a Berlino Est a causa della guerra fredda. Il brano chiude l’album Low, del 1977, ed è un capolavoro di melancholía che descrive perfettamente quell’atmosfera che provava anche chi viveva all’Ovest. Già soltanto per dover camminare lungo una ferita di cemento alta oltre tre metri e che, seppur oggi poco visibile, ha stravolto una città già distrutta vent’anni prima dalla follia nazista. Ma Berlino, di nuovo, ha saputo rinascere dalle proprie ceneri, senza dimenticarle.