Memento mori

Qualche giorno fa ho dovuto comunicare sulla nostra intranet la scomparsa, improvvisa, di un collega.
Non è stata la prima volta che è accaduto, anzi. Ma per la prima volta ho voluto riflettere sul tema.

Perché una intranet è fatta da lanci di prodotto, racconti di eventi, interviste alle persone e tutto quanto accade nella vita di un’azienda. Ma, come nella vita di chiunque, accade anche di dover annunciare una morte, e di doverlo fare prima possibile, facendosi fornire un’immagine, la data e l’orario dei funerali, gli estremi per lanciare una donazione in accordo con la famiglia, e così via.

Questo è l’essenziale. Poi, si cerca di mettere anche del proprio, cercando e trovando dei particolari. Sono notizie importanti, molto viste e commentate, che toccano le corde della comunità aziendale, anche di chi magari non conosceva la persona. O almeno, io voglio che sia così. Per i telegrammi, c’è un servizio apposito. La comunicazione interna è e dev’essere un’altra cosa. Anche quando qualcuno muore.

E, purtroppo, anche la morte fa parte del mio mestiere. E quando capita, è esattamente come accade quando lavoravo in una redazione e occorreva dare una notizia importante. Per il tempo che occorre, entro nella modalità cronista e cerco di informare l’azienda al meglio. Il tempo per il ricordo me lo posso concedere soltanto dopo.

Qualche anno fa, ci lasciò un nostro importante e stimato dirigente, che da tempo era malato. Sapevamo, almeno noi che lo conoscevamo meglio, che non sarebbe più tornato, ma allo stesso modo quel giorno fu scioccante.

Quando accadde, e fui informato, stavo appena per iniziare a condurre un webinar per l’interno, in coppia con un responsabile che lo conosceva bene da anni, e con in collegamento la nostra sede di Pisa che lo conosceva altrettanto bene.

Iniziammo il webinar nello sconforto, senza dir nulla della scomparsa, alternandoci a parlare. Mentre parlava lui, io scrivevo febbrilmente la notizia sulla intranet, attendendo inoltre l’invio di una mail dell’AD a tutta l’azienda. La situazione peggiore per affrontare la scomparsa di un uomo a cui, anch’io, ero legato e con cui avevo dei ricordi: uno particolarmente intenso, che tengo per me. Eppure, la notizia andava scritta, bene. Così fu.
Ogni volta che con la mente arrivo a quel webinar, penso: è il giorno quando morì Gian Luca.

Nessuno probabilmente, e anche con ragione, pensa a cosa ci sia dietro a un lutto che deve essere annunciato alle persone di un’azienda. Bene, c’è tutto questo. Anche come per la recente scomparsa di un collega che personalmente non conoscevo. Ma non fa differenza.

Forse, anche questo è un modo di esorcizzare il tempo che passa.
Forse, con la speranza che io concluda la mia carriera senza incidenti e senza che qualcuno al posto mio debba scrivere ciao Davide sulla intranet.


I feel so naked, standing on the shore, are you sure?
Nothing’s out there, nothing else no more, no more
First we stand up, then we fall down
We have to move forward, before we drown

(Depeche Mode, Before we drown, dall’album Memento mori)