Il treno di Gianluca

“Io con il cancro non ci sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me.”

Lo ha detto, come sappiamo, Gianluca Vialli nella docuserie Sogno azzurro, aggiungendo che “il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, però non posso farci niente. È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare”.

Vialli ha sconfitto un tumore al pancreas, forse il più rapido ad attecchire e a non lasciare scampo. È un’esperienza che lo ha cambiato, non solo fisicamente, come tutte le esperienze di chi affronta – e nel suo caso, supera – una grave malattia. Ma nelle sue parole non c’è alcun riferimento a un linguaggio bellico, da condottiero, da sterminatore di truppe nemiche, bensì un atteggiamento quasi di rispetto verso un avversario molto più forte di lui, che affronta senza arrendersi e senza mettersi sul suo piano.

Sono parole che scaldano, sia perché come logico provengono da un campione come Vialli, sia per il tono.

Non siamo per forza sempre disposti ad andare al fronte; non abbiamo sempre la “cazzimma” in ogni situazione; non riusciamo sempre a non guardare in faccia nessuno, o magari non vogliamo proprio farlo. Però, non essere la reincarnazione di Spartaco non significa essere delle persone perdenti, o non saper affrontare problemi che a volte appaiono insormontabili. Vale per la malattia come per il lavoro o gli affetti e così via.

Uno dei significati del Budda, scrive Nichiren Daishonin nel 1200, è quello di nonin, ossia “colui che sopporta perseverando”. Non si tratta quindi di una pazienza passiva, ma della determinazione di andare avanti, senza negare le nostre fragilità, i nostri momenti di buio, le nostre richieste di aiuto. È il concetto che esprime Vialli quando dice che il cancro è salito sul treno con lui e che bisogna continuare il viaggio senza mollare. C’è chi lo chiama resilienza, una parola ormai abusata e che quindi sta diventando irritante. Io lo chiamerei, semplicemente, lo spirito di una donna o un uomo di oggi per provare ad affrontare sfide anche con chi sai essere più forte.

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