Le olimpiadi Viola

Ieri mattina, prima di assistere alla cerimonia di chiusura delle olimpiadi di Tokyo, tornando da uno dei miei lunghi giri in bici fuori città, mi sono ricordato di non essere ancora passato dal giardino intitolato a Beppe Viola, nella sua via Sismondi, poco lontano da casa mia. L’ho fatto e ho pensato a quanto gli sarebbero piaciute queste olimpiadi e a come ce le avrebbe raccontate: probabilmente non più in televisione, magari in qualche rubrica che, forse, qualcuno di illuminato gli avrebbe offerto.

Beppe Viola avrebbe oggi poco più di ottant’anni, ma per noi è fermo alla sua risata ironica e al suo tono da cabarettista appena sveglio col quale ci lasciò, troppo presto, nel 1982. Il giornalismo, i libri, le canzoni scritte con Jannacci, le sceneggiature, le battute. Una Milano, che non esiste più, i cui personaggi sapeva raccontare meglio di chiunque altro. La Milano di oggi non la avrebbe granché apprezzata, ma avrebbe saputo, senza risultare “boomer”, contrapporle un antidoto composto da tanti pensieri tutti da leggere o da ascoltare. O almeno, ovviamente, è ciò che avrei voluto leggere e ascoltare io se fosse stato possibile.

Per chi, soprattutto giovane, vuole approfondire il personaggio, tre libri: Mio padre è stato anche Beppe Viola, scritto dalla figlia Marina; Quelli che… racconti di un grande umorista da non dimenticare; Sportivo sarà lei, raccolta di appunti sparsi con scritti di Giorgio Terruzzi, Marco Pastonesi e Marina Viola ancora.

Non ultimo, anche perché recente, questo passaggio in radio Quelli che la pandemia di Marina Viola con Paolo Maggioni, giornalista di Rai News, “beppeviolista” per antonomasia e autore del bel documentario su di lui andato in onda nel 2012: entrambi, nella trasmissione Forrest di Radio uno, si divertono ad adattare i “quelli che” inventati da lui e Jannacci alla pandemia. Perché Beppe Viola sarebbe stato graffiante anche su questo, soprattutto verso i no vax, verso i quali sarebbe stata perfetta una delle sue battute più celebri:

“A certa gente quello che la frega è la mancanza d’ignoranza”.