Ci sono giornate in cui la cattiva sorte fa morire lo stesso giorno due persone totalmente opposte. Io voglio parlare per poche righe della seconda, che anche stavolta è stata oscurata, dall’inevitabile ingombro della prima.
Francesco Nuti, purtroppo, era morto da parecchio tempo, anche se chi gli è stato vicino ha detto che non è mai stato dimenticato. Non è così. Ce ne siamo, a torto o a ragione, dimenticati da anni, da prima ancora della sua caduta dalle scale che lo rese praticamente immobile. “Chi tace, sta zitto” è una delle sue battute più celebri. E lui, dopo l’incidente, zitto lo diventò.
Francesco Nuti arrivò piano piano sugli schermi di tv ancora per poco in bianco e nero e conquistò il paese con quella comicità stralunata, con quella faccia da simpatica canaglia, con quella fossetta sul mento virile quanto romantica. E lui romantico lo era, quanto disperato, “come una promessa che non si avvera”: questo il titolo del bell’articolo che Alberto Infèlise gli ha dedicato su La Stampa.
Nel pezzo, Alberto scrive: “Francesco ha provato quella via terza, diversa dagli altri autori della sua generazione, che comprendeva un romanticismo sensuale e divertito, intenso, che poteva convivere (e anzi ne diventava sostegno) con la commedia figlia di Monicelli e Risi, ma virata in chiave contemporanea.” Che ha voluto dire film che resteranno per sempre come Io, Chiara e lo Scuro o Caruso Pascoski. Che ha voluto dire anche aver stupito il pubblico partecipando a Sanremo con quella Sarà per te che tutto era, fuorché un brano comico come ci si attendeva da lui. Mina, che sa sempre guardare oltre le apparenze, lo comprese perfettamente e decise di interpretarla nel suo Uiallalla.
Dopodiché, invece, arrivò il flop di OcchioPinocchio, seguito da altri lavori di poco o medio successo e dalla forse inevitabile depressione.
Francesco Nuti è stato un Re Mida in salsa toscana, poi fulminato da una serie di insuccessi. Troppo forti entrambi gli stadi, per un uomo di quel carattere e di quella personalità. Ed ecco un lungo, lunghissimo, periodo d’ombra, nonostante l’indomita forza del fratello e degli amici. A parte loro, il resto dell’Italia ormai lo aveva archiviato: anche con dolore, ma con altrettanta rassegnazione.
Nessuno è escluso dagli effetti di una parabola che, senza preavviso, può diventare discendente e travolgerti se non trovi in te gli antidoti. Così è andata e non dobbiamo giudicare, ma soltanto provare gratitudine per quanto un artista come Francesco Nuti ci ha dato.