Burn the witch

A un anno esatto dall’inizio della guerra in Ucraina, a causa dell’invasione russa, e nel mezzo di una deriva fascista italiana, mi viene sempre – purtroppo – più facile pensare a Burn the witch, che i Radiohead lanciarono nel 2016 per il loro ultimo album con un chiaro riferimento al governo Trump, ma non soltanto.

Avoid all eye contact, do not react, shoot the messengers

e ancora

We know where you live

sono chiari riferimenti a una politica di conformismo, di controllo, del rifiuto della diversità, anche con la coercizione.

C’è poco da dire, se non provare a resistere.

Possibilmente, intanto, bandendo i molti programmi tv che danno sempre più spazio a un Orsini o una Di Cesare. Oppure, lodando la preside dell’istituto di Firenze, la cui lettera il ministro Valditara ha ben pensato di condannare.

Ma di esempi ce ne sarebbero, ahinoi, molti di più.

This is a low flying panic attack
Sing a song on the juke box that goes
Burn the witch

Il sogno ad occhi aperti

Daydreaming è il secondo brano di A moon shaped pool, ad oggi l’ultimo album dei Radiohead, ed è stata spesso l’apertura del loro tour del 2017, anche nella data a cui ho assistito, realizzando il sogno di vederli dal vivo.

Daydreaming ha molti significati ed è, anche, dedicato all’ex moglie di Thom Yorke, Rachel Owen, scomparsa a fine 2016. This goes beyond me, beyond you, canta, alludendo probabilmente alla separazione. A Rachel Owen è anche collegata la fine del brano, con la ripetizione delle parole – montate al contrario – half of my life, metà della mia vita. Thom Yorke ha trascorso 23 anni insieme a lei; inoltre, 23 sono gli anni passati dal primo demo dei Radiohead a Daydreaming, e 23 sono le volte che Yorke entra ed esce da vari luoghi nel video, toccante come il brano, con la regia di Paul Thomas Anderson.

“I sognatori non imparano mai, oltre il punto di non ritorno. Poi è troppo tardi e il danno è fatto”. Questa è la prima strofa di Daydreaming che sintetizza la croce e delizia del sognare a occhi aperti, una benzina che ci fa percorrere – o tentare di percorrere – strade nella nostra vita privata come in quella lavorativa, trasformando il sogno in azioni concrete. A volte, “è troppo tardi e il danno è fatto”, a volte no.

Ed è quando quella benzina inizia a mancare che cominciamo a fermarci al primo autogrill senza più la voglia di ripartire. Specie quando si arriva a, o si supera, half of my life e il mondo attorno a noi non ci sembra più quello in cui siamo cresciuti. È questo il momento in cui il daydreaming ci può ancora aiutare a cambiare le cose.

Spettri

C’è una giornalista, la più brava a raccontare gli orrori nelle zone di guerra, ma anche le emozioni di chi quelle guerre le sta vivendo suo malgrado, e cerca di reagire: è Francesca Mannocchi. Dalla Libia all’Isis a Kabul e ora in Ucraina, che sta percorrendo in lungo e in largo, con tutti i rischi del caso.

Uno degli ultimi suoi reportage, realizzato per Propaganda Live, descrive quanto sta accadendo in Ucraina con gli occhi di alcune donne con cui ha parlato a lungo e a cui ha voluto dare un volto. Un racconto toccante accompagnato da immagini potenti: dall’ammasso di persone che dormono nella metropolitana di Kyiv agli edifici distrutti di Kharkiv alle persone anziane portate in luoghi più sicuri.

Immagini rese ancora più forti dalla scelta della colonna sonora a cui sono associate. Infatti, uno dei passaggi più drammatici del reportage è accompagnato da Spectre, dei Radiohead, e mi ha colpito.

Spectre non è certo tra i brani più famosi dei Radiohead e ha una genesi particolare, perché fu composto, su richiesta, per l’omonimo film del 2015 della serie di James Bond. Poi, qualcosa andò storto e il pezzo fu rifiutato, ma la band decise di farlo comunque uscire, il giorno di Natale, accompagnato da un tweet di Thom Yorke: “Non ha funzionato, ma è qualcosa di nostro che amiamo molto”. E anch’io.

Spectre unisce il senso di eterea desolazione di alcuni capolavori dei Radiohead al pianoforte – Pyramid song, su tutti – a un’eleganza in stile Bond, con l’arrangiamento orchestrale a opera di Jonny Greenwood. Non avevo mai pensato potesse essere anche una scelta musicale per un filmato da una città con gli edifici sventrati dalle bombe, invece sì.

My hunger burns a bullet hole
A spectre of my mortal soul

The only truth that I can see
Spectre has come for me

E noi, alle prese con i nostri spettri, che affrontiamo inermi la visione di un reportage di guerra.