Alla prima della Scala, palchi e platea hanno applaudito per cinque minuti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo ingresso nel palco reale, per quella che è stata l’ultima sua prima, nonostante in molti vogliano una sua rielezione, da lui – giustamente – esclusa.
Ho vissuto abbastanza per ricordare parecchi presidenti, alcuni ottimi altri meno. Di Sergio Mattarella ricordo ancora le sue prime, poche parole sette anni fa appena dopo essere stato eletto. Sorridente, ma asciutto: terminò con un “per ora, è sufficiente così”. L’esatto opposto dei molti parlamentari che passano il tempo sui social e che il tacere per pensare ignorano cosa sia.
Chi crede che in Italia il presidente della Repubblica abbia un ruolo puramente figurativo, tra il salutare i bambini nelle scuole e il presenziare a varie cerimonie, capisce poco di diritto costituzionale e ancora meno dei meccanismi del sistema politico italiano.
Sergio Mattarella ha parlato poco e compiuto molti gesti e molte azioni di grande significato. Non ha usato i social di persona, ma ha saputo ad esempio per mezzo dell’account Twitter del Quirinale comunicare benissimo. Si è speso molto, anche con le immagini, per chi soffre, per i disabili, per le minoranze, per chi non è ancora tutelato da una legge (sì, quella: anche se purtroppo non è bastato). Si è schierato apertamente a favore dei vaccini e a fianco del personale medico e sanitario. Ha portato anche fortuna all’Italia alla finale degli europei di calcio. E ha scherzato con il suo fido Giovanni in quel video messaggio famoso in cui diceva che anche lui non può andare dal barbiere per il lockdown.
L’Italia è una repubblica parlamentare, ma il Parlamento ha dimostrato in questi anni di essere molto, ma molto più indietro del Paese, a differenza del suo presidente. Che, alla sua ultima prima della Scala, ha salutato e ringraziato, con un sorriso che si intravedeva dalla mascherina e che rivelava una gratitudine forse anche superiore a quella nostra nei suoi confronti.