Sarà che luglio, per me, è un mese di morte da sei anni a questa parte, ma è da qualche giorno che riascolto quel capolavoro elettronico che è Bad kingdom dei Moderat, il progetto di Modeselektor e Apparat nato dieci anni fa a Berlino.
Bad kingdom è un riferimento alla morte o comunque alla fine del mondo, il nostro “regno cattivo” che tale è per causa nostra, anche se il ritornello dice This is not what you wanted, not what you had in mind, ossia “non era ciò che volevi, non era ciò che avevi in mente”.
Certamente non era ciò che volevo una guerra a causa di un tiranno.
O un disastro climatico, che ha iniziato a toccarci da molto vicino.
O un continuo giocare al ribasso sui diritti civili, cercando di difendere quelli che abbiamo senza, al momento, riuscire a incrementarli. Pur se, letteralmente, circondati da nazioni che ne hanno ben di più e che, direi, non siano fallite per questo, anzi.
O un odio sui social verso qualsiasi cosa, soprattutto da parte di persone della mia generazione, spesso con status sociale medio alto (come ho scritto qui quasi un anno fa).
O un ritorno dei fascismi, evidentemente mai morti e, soprattutto, colpevolmente ignorati.
O una lode delle mediocrità accompagnata all’invidia per chi emerge e alla sicumera del “non sono un esperto, ma…”.
O un dover ancora, nel 2022, fare a spallate per avere una (magari pure più d’una, eh) donna a un palco di relatori.
Tutto quanto sopra, e altro ancora, non era ciò che avevo in mente.
Ora, il momento difficile è esattamente quello che Apparat canta, sempre in Bad kingdom, ossia essere Too tough to fall, but not strong enough to turn.
In molte e molti resisteremo e non cadremo, ci siamo abituati. La sfida vera è proprio quella della seconda parte del verso: continuare, quindi, a provare a creare valore e a trasferirlo a chi seguirà a noi. Diversamente, rimarremo soltanto in equilibrio per non precipitare.