L’ultima notte del mondo

“Che cosa faresti se sapessi che questa è l’ultima notte del mondo?”
“Che cosa farei? Dici sul serio?”
“Sì, sul serio.”
“Non so. Non ci ho pensato.”

Comincia con questo botta e risposta L’ultima notte del mondo, uno dei racconti che fanno parte de L’uomo illustrato di Ray Bradbury, maestro della fantascienza. Un dialogo tra una coppia di coniugi sulla percezione che il mondo finirà quella sera stessa. Ciononostante, entrambi proseguono nelle loro azioni abituali fino al termine del racconto, quando lei scende dal letto per andare a controllare l’acqua nel lavello.

Anche questi altri due passaggi, fra gli altri, risvegliano la mia attenzione.

Il primo:

“Meritiamo tutto ciò?”
“Non è questione di meritarlo o no; è che le cose non sono state calcolate.”

Il secondo:  

“Ho sempre pensato che la gente sarebbe andata in giro urlando per le strade, in una circostanza simile.”
“Non credo. Non si urla, quando si è di fronte alla fine autentica.”

Con un parallelismo forse azzardato, forse no, potrebbe accaderci di attendere l’ultima notte prima del 25 aprile e non poterlo più festeggiare, perché “le cose non sono state calcolate”, o non sono state seriamente prese in considerazione. Dopotutto, siamo ormai quasi tutti nati dopo la Liberazione e, spesso, non ci rendiamo conto di quanto abbiamo acquisito dal 25 aprile. Tutti, e tutte: anche, anzi soprattutto, chi continua a gettare benzina sul fuoco e vorrebbe che questa fosse l’ultima notte prima della fine della festa.

Non scordiamo chi siamo e da dove nasciamo. Nessuno escluso: la Liberazione è proprio il contrario di una festa divisiva.

Buon 25 aprile.