L’Italia non concede ancora alle persone fuori sede la possibilità di votare nel luogo dove vivono, se diverso dal comune di residenza. Unico paese in Europa con Malta e Cipro, che insieme fanno la superficie della Basilicata e la popolazione della Sardegna. Qui, invece, siamo in una nazione di 60 milioni di abitanti, di cui si stimano ben 5 milioni di fuorisede.
Si parla soprattutto di universitari, ma anche di ragazze e ragazzi in stage, oppure al primo contratto di lavoro, e che spesso – per motivi fiscali, ma non soltanto – non possono spostare la loro residenza nel luogo del domicilio.
I fuori sede non possono votare dove vivono, ma gli italiani all’estero sì, per quanto possa interessare la scelta politica italiana a chi magari vive da vent’anni a New York o a Buenos Aires. Però, è giusto così: lo sarebbe a maggior ragione per chi è in Italia, invece no. Se ne parla da più di un decennio, ma non si è arrivato a nulla. Beffa finale, il 24 luglio la discussione alla Camera delle proposte di legge in merito è stata annullata dalla caduta del governo.
Per il momento, chi è fuori sede e vuole votare deve tornare nel suo comune di residenza con un mezzo. Finché, per esempio, da Milano ci si deve spostare in Veneto o in Emilia, va ancora bene. Se invece ci si deve spostare in Campania o, peggio ancora, in Sicilia, inizia a essere un problema di tempi e costi e spesso si rinuncia.
In questi primi giorni di schizofrenica campagna elettorale come al solito emergono, fra le altre cose, il tema “giovani” e il tema “astensionismo”. Guarda caso, sono temi legati, anche per la mancata possibilità di votare dove si vive per chi è fuori sede. Ma davvero interessano così tanto? Temo di no.
Non lamentiamoci poi, però, se chi è giovane e fuori sede spesso non va a votare. E a chi dubita che i fuori sede voterebbero in massa se potessero farlo dove vivono, la risposta è molto semplice: chi se ne frega, è un tema di diritti e non di statistica. Nonché, mi permetto, un tema di pubblica amministrazione ancora una volta poco efficiente e che, a proposito di statistica, certo non contribuisce ad abbassare il numero dei giovani che lasciano l’Italia: per occasioni migliori, per stipendi migliori, per tutto ciò che vogliamo. Ma anche perché, mi chiedo: come fai a credere in un paese che non ti fa nemmeno esercitare il diritto di voto nel luogo dove studi o lavori?