Un leader che sa commuoversi

Ci sarebbe parecchio da dire – e parecchio è già stato detto – sui risultati delle elezioni europee.

Io però mi vorrei soffermare sull’uscita di scena del premier belga Alexander De Croo, sconfitto alle urne, che ha scelto di dimettersi annunciandolo ieri sera in diretta e, soprattutto, commuovendosi.

So davvero nulla di De Croo e so pochissimo del Belgio, a parte l’essenziale: essere uno dei paesi fondatori di una UE purtroppo sempre più in crisi, essere una delle locomotive d’Europa ed essere piccolo quanto la Lombardia, ma con al proprio interno un contrasto spinoso tra la maggioranza fiamminga e la minoranza francofona, aspetto quest’ultimo che rende il Belgio, nonostante tutto, uno dei paesi più complessi da governare.

De Croo ha fallito? Può darsi, ma ha agito come un (o una) leader del XXI secolo dovrebbe agire.

1-Si è dimesso: questo, a dir la verità, è un gesto consueto nelle democrazie nord europee, a differenza come noto di quelle mediterranee, soprattutto in Italia dove non si riesce manco a far dimettere gente indagata.

2-Si è assunto le proprie responsabilità.

3-Si è complimentato con chi ha vinto.

4-Ha aggiunto di voler fare di tutto per agevolare la transizione a chi gli succederà, per il bene del Belgio.

5-Si è commosso: non ha avuto paura di mostrarsi provato e colpito.

Di tutti i fatti sopra elencati, l’ultimo è ancora più significativo: raramente accade che un uomo di potere ceda alla commozione, ancora più raramente che a farlo sia un nordeuropeo. Con questo gesto, De Croo ha dimostrato passione e attaccamento alla propria missione, che non significa sia stata disattesa per la sua sconfitta alle urne.

Ai miei occhi non ha fallito, ma ha mostrato quel modello di leadership a cui tutte le teorie tendono, ma che ancora non è sviluppato. Ci arriveremo.

Buon lavoro, Alexander De Croo.