Amnesia

Difficile aver superato da poco i cinquant’anni e comprendere, sempre più, che la memoria della mia e di altre generazioni sia troppo corta.

Stiamo perdendo tutto quel poco di guadagnato, con una regressione basata sul menefreghismo per le vite altrui, sul “non è come me, quindi si fotte” e sul negare diritti affermando le proprie convinzioni.

Un vento molto pericoloso, che fa purtroppo il paio con indicatori economici preoccupanti: uno su tutti, l’essere l’unico grande – ma ancora per quanto? – Paese con gli stipendi pressoché bloccati da trent’anni.

Vogliamo parlare di politiche per la famiglia, ma di famiglie ne riconosciamo una soltanto, e anche per quella non incentiviamo il congedo per i padri: i quali, da parte loro, se hanno dai quarant’anni in su, sono ancora lì a dire “meno male che c’è mia moglie che pensa alla famiglia” e così via. Scrivo questo non perché me lo sono inventato, ma perché lo sento tutti i giorni. Donne come angeli del focolare, ancora. E le famiglie arcobaleno, figuriamoci. Ma queste non sono cose importanti, per molti in Italia: chissà come mai, invece, tutti i Paesi in Europa economicamente più avanzati lo sono anche nei diritti e nel welfare.

Noi, no.

Viviamo, la mia generazione soprattutto, in un perenne stato di amnesia, che mi ricorda il testo di un brano profondo quanto solenne dei Dead can dance, scritto nel 2012: Amnesia, appunto. Eccone un passaggio:

With every generation comes
another memory lapse
See the demonstrations of
failing to learn from our past
We live in the dream time
Nothing seems to last
Can you really plan a future
when you no longer have a past?

Stiamo diventando così, senza più un passato e senza più condannare quanto abbiamo subìto – non noi, ma i nostri genitori o nonni – proprio come in una sorta di amnesia, ma cosciente.

L’unica speranza è quella che le nuove generazioni, in media molto più avanti di mentalità, circondino questa gente rendendola sempre più sola e sempre meno rilevante.

Ora, purtroppo, è ancora presto.

Noi però abbiamo il compito di non farci prendere da questo stato di amnesia collettiva. E di evitare, tornando al brano dei Dead can dance, il ripetersi di queste parole:

Memories fall from the trees
Amnesia
Memories like autumn leaves

Un compito che, va detto, oggi appare molto più difficile di ieri.

PS Della critica alla mia generazione ho scritto qui un anno fa.