Meu nome é Gal

Mi sarei anche un poco stufato di scrivere di persone che purtroppo ci lasciano.

Poi però muore improvvisamente Gal Costa, la più grande, ben oltre il suo Brasile, ben oltre le varie generazioni.

Gal Costa, “Gracinha” come la chiamavano i suoi amici, tra cui due giganti come Caetano Veloso e Gilberto Gil, che andò a trovare a Londra mentre erano in esilio a causa della dittatura brasiliana.

Gal Costa, cantante del Tropicalismo e della MPB, che al regime non potevano ovviamente piacere.

Gal Costa che sin da bambina aveva un solo desiderio, quello di “ser cantora”, diventare cantante. Chi crede al fato la definirebbe una predestinata.

Gal Costa, nata a Salvador, città fascinosa e ricca di arte quanto lei, e notata da un certo João Gilberto, per dire.

Gal Costa dalla voce di velluto che poteva sprigionare una forza imprevedibile, celata dai suoi modi dolci.

Gal Costa che si presentava al mondo semplicemente con Meu nome é Gal, “Mi chiamo Gal”, in cui giocando con gli acuti mostrava di cosa fosse capace.

Gal Costa interprete perfetta di classici della bossa nova come Desafinado oppure Chega de saudade, ma che rende nobili anche le danze popolari di Carnevale come il frevo con Festa do interior, che nei primi anni’80 è un enorme successo.

Gal Costa che diventa col tempo una meravigliosa signora della canzone e calca tutti i palchi del mondo: bellissimo il suo disco dal vivo registrato al Blue note di New York.

Gal Costa che, se si chiude gli occhi, può ricordare Ornella Vanoni, che guarda caso è la nostra cantante che più ha collaborato con i grandi della bossa nova.

Gal Costa ricordata in patria anche dal fumettista Mauricio De Sousa, autore della Turma da Mônica, cartone animato popolarissimo in Brasile, a dimostrare che lei supera le generazioni. Il suo post su Instagram dedicato a lei è forse l’omaggio più dolce, che riprende uno dei suoi brani più noti, Chuva de prata, la pioggia d’argento, che per Mauricio “cadrà all’infinito”, come all’infinito ascolteremo la sua voce.

Impossibile stilare una classifica delle migliaia di brani che Gal Costa ha cantato. In questi giorni, mi prende la sua dolcezza mista a malinconia in Topázio, ma davvero è come pescare a strascico nel suo oceano Atlantico.

Meu nome é Gal, e per sempre sarà.

Non credo che ci si renda perfettamente conto della grandezza dell’artista che abbiamo perduto.

Caetano, non ti lasciamo

A 79 anni, Caetano Veloso ancora ci stupisce con un nuovo, fantastico, disco.

Meu coco è fresco e moderno e si apre con un brano di denuncia – ma anche di speranza, sempre presente nello spirito di Veloso. Não vou deixar (non lascerò) è una critica aperta al populismo e al negazionismo di Bolsonaro: “Non lascerò che tu faccia casino con la nostra storia” perché “io so cantare, e conosco altri che lo fanno meglio”. E avanti così, con quell’ironia e quella presa in giro a cui Veloso ci ha abituato da più di mezzo secolo.

Per chi non lo sapesse, o per chi al Brasile associa soltanto il calcio, i tanga sulle spiagge e il trenino di capodanno Disco samba (che infatti non è opera di brasiliani, ma di un trio belga), Caetano Veloso iniziò da molto giovane a suonare e a essere voce fuori dal coro, fondando nel 1968 con Gilberto Gil il tropicalismo e subendo, per questo, un arresto dall’allora regime. Seguì un esilio a Londra, con Gil stesso, fino al 1971. Tutto ciò, e molto di più, è raccontato nel suo libro Verità tropicale, che è un ottimo punto di partenza per chi volesse scoprire qualcosa di più – e di meglio – di un gigante di 8 milioni di chilometri quadrati che ebbi la fortuna di visitare per due volte. La prima fu a Salvador, nella sua Bahia.

Vidi dal vivo Caetano Veloso, quando vivevo a Roma. Un concerto gratuito in piazza del Popolo. Era ormai una star internazionale, reduce dalla toccante Cuccuruccuccù paloma cantata nel cameo in Parla con lei di Almodòvar. Di lui, mi rimasero il magnetismo e la capacità comunicativa.

Tropicalia, nel 1968, fu un manifesto psichedelico che fece breccia nell’opinione pubblica brasiliana. Ora, a 79 anni, Caetano Veloso non perde la sua verve e la forza di provocare con un sorriso e una voce che il tempo non ha scalfito. Il grande Caetano è, a suo modo, un ragazzo dei Fridays for future. Ed è, da sempre, uomo di parola e musica, coraggio e saggezza. Lui canta “non lascerò” e nemmeno noi lo lasceremo. Per fortuna, la genetica dovrebbe essere dalla sua parte: sua madre, la mitica Dona Canô, se ne è andata a 105 anni.