11 metri

Il 30 maggio 1994, trent’anni fa, Agostino Di Bartolomei si tolse la vita con un colpo d’arma da fuoco.

Trent’anni sono un’era nel mondo odierno – nel 1994, per esempio, non c’era ancora il boom di internet e i telefonini servivano soltanto per chiamare – e nel mondo del calcio, allora ancora dotato di alcuni eroi romantici come Di Bartolomei. Un uomo schivo e taciturno – memorabili le sue interviste a bocca quasi chiusa – quanto autorevole in campo. Lieve e quasi invisibile fuori dalle partite quanto forte e potente, come il suo tiro, in partita.

Finché il 30 maggio 1994, a dieci anni esatti dalla finale di coppa dei campioni persa dalla sua Roma, in casa, contro il Liverpool, Di Bartolomei decise di suicidarsi nella sua villa in provincia di Salerno.

Poco prima di quel gesto aveva salutato suo figlio Luca, autore del libro Dritto al cuore e da anni impegnato in prima persona nella cultura del disarmo. Perché, come dice sempre e a ragione, “se c’è un’arma, prima o poi sparerà”.

Mai giudicherò una scelta così estrema di un individuo.

Posso dire soltanto che di leader come Di Bartolomei oggi ne mancano e ne servirebbero, in ogni campo.

Per chi vuole ricordarlo e per chi all’epoca non c’era e non sa chi fosse, Rai Play ripropone il documentario 11 metri, realizzato nel 2011 e che lo racconta attraverso le parole di amici, compagni di squadra e familiari.

Guardatelo. “Ago” – come lo chiamavano tutti e come lo chiama ancora suo figlio Luca – lo merita.