Il muro di Mathias

Il 13 agosto 1961, sessant’anni fa, iniziò la costruzione del muro di Berlino, che cadde 28 anni dopo.

Nell’estate del 1990 andai in Irlanda facendo il mio primo e unico Interrail. Un pomeriggio, non ricordo dove, arrivammo in un nuovo ostello per stare una notte o un paio. Entrammo nella camerata per cercare i nostri letti e vedemmo un capannello di ragazzi come noi che ascoltava un racconto di qualcuno.

Ci avvicinammo.

Quel qualcuno si chiamava Mathias ed era un berlinese dell’est, al suo primo viaggio all’estero dopo la caduta del muro.

Mathias parlava, tanto, con quella voglia di comunicare al mondo cosa accadeva prima e cosa stava accadendo dopo. E il mondo lo ascoltava.

Eravamo lì, da tante nazioni – Italia, Spagna, Gran Bretagna, USA e chissà quante altre – ad ascoltare Mathias, convinti che nessun altro muro, visibile o invisibile, potesse continuare a proliferare, come invece è accaduto.

Eppure, non ci siamo estinti dopo quei giorni: ci siamo ancora, sebbene adulti e imborghesiti. E, soprattutto, quel momento che cambiò la geopolitica mondiale lo abbiamo vissuto nel pieno della nostra gioventù e nessuno potrà mai togliercelo.