L’isola che c’è. Per chi la cerca

Hailuoto è un’isola che a molte persone dirà poco o nulla e che le stesse non saprebbero indicare su una mappa. Come me, fino a poche settimane fa, quando infine decidemmo di andarci un giorno partendo da Oulu, Finlandia.

Hailuoto è un’isola a 20 minuti di ferry – naturalmente gratuito, essendo in Finlandia – e adagiata sul golfo di Botnia, la parte più a nord del mar Baltico. Durante il lungo inverno è circondata dal ghiaccio, tanto che ci si può arrivare in motoslitta. A noi, però, in questa stagione ci ha accolto con una giornata dolcemente tiepida.

Ad Hailuoto vivono un migliaio di persone, alcune delle quali devono spostarsi per lavoro con il ferry ogni giorno. Si sta costruendo un ponte, che buona parte di loro però non vorrebbe nonostante la comodità, per non perdere il carattere isolano. In Finlandia, come è noto, silenzio e spazio sono una – per me, meravigliosa – costante. E lo sono ancor di più per chi vive in uno “splendido isolamento”.

Ad Hailuoto, percorrendola tutta in lunghezza per una ventina di chilometri, si arriva al faro di Marjaniemi, sotto il quale si scende a una spiaggia di sabbia umida e sassi quasi lunari. A fianco, il piccolo porto e un gruppetto di casette di legno tutte dipinte di rosso. Davanti a noi, la cornice di un mare calmo, quasi docile. Per fortuna, pochi camper e poche persone in generale. Il silenzio è impagabile, quanto la sensazione dell’infinito.

Ad Hailuoto, di fronte alla scuola elementare, c’è la cattedrale, tipicamente nordica con il tetto spiovente, ma soprattutto c’è qualcosa di inaspettato e che ci ha fatto sobbalzare.

Lungo la strada, parallelo al sentiero percorribile a piedi o in bici, si estende un cimitero completamente immerso nel bosco, separato dal sentiero soltanto da un basso muretto. File e file di tombe, nere oppure grigie, di persone che riposano in mezzo agli abeti e alle betulle. A metà tra Spoon River e Twin Peaks.
Ma non solo. All’inizio del cimitero spiccano, in una piccola radura, alcune file di panche, un altare, una croce, un leggìo. Tutto quanto intagliato in legno. Una chiesa all’aperto dentro il cimitero dentro il bosco. Probabilmente utilizzata per l’ultimo saluto alla persona defunta prima di essere seppellita.

Ad Hailuoto nessuno, a parer mio, potrebbe rimanere indifferente davanti a immagini intrise di misticismo come questa. Non ha alcuna importanza il credere – in qualsiasi forma – o meno.
Sono immagini che, infine, si inseriscono perfettamente nella storia di un paese proiettato verso il futuro, ma ricco di saghe e tradizioni popolari. Tra l’hi-tech e il Kalevala.

Ad Hailuoto non c’è problema di overtourism, ma c’è soltanto da riempirsi gli occhi. Sperando di poterci tornare ancora.