Internazionale

“La piattaforma di Elon Musk non è più un luogo di confronto e di circolazione delle informazioni in cui ha senso rimanere. È arrivato il momento di lasciare gli spazi diventati inospitali.”

Sono le parole che chiudono l’articolo del direttore di Internazionale Giovanni De Mauro, con l’annuncio dell’auto sospensione da X del settimanale a partire dal 23 gennaio.

Internazionale è, dalla sua fondazione nel 1993, il “giornale dei giornali” che da più di vent’anni seleziona ogni settimana contributi da tutti i giornali del mondo.

Collaborano inoltre con Internazionale ottime firme – compreso un mio “vecchio” compagno di redazione in una mia precedente esperienza e grande esperto di Cina – e ottimi vignettisti.

Internazionale organizza da anni un festival a Ferrara, che durante quelle giornate si trasforma nella redazione più grande del mondo.

Perché Internazionale è una finestra sul mondo: quel mondo che la disinformazione capeggiata da Elon Musk vuole distruggere.

Internazionale è il primo giornale in Italia a sospendere l’account X. Lo hanno già fatto testate della fama e del prestigio di Le Monde, Libération, The Guardian e La Vanguardia. Chissà se qualche quotidiano italiano si aggiungerà, anche se – lo dico con una punta di tristezza – da noi non esiste una realtà paragonabile a Libé o al Guardian. Ma esistono spazi come Internazionale che continuano, naturalmente, a pubblicare e a essere presenti su altri social.

La scelta di Internazionale mi fa riflettere. In primis, sulla stessa mia presenza in X, social che quando si chiamava Twitter e non aveva questo lugubre aspetto nero – presagio infallibile – ho nutrito per anni e mi ha nutrito altrettanto, riuscendo a condividere notizie importanti e a interagire con personaggi, soprattutto del giornalismo – che è ciò che a me, fuori dal lavoro, interessa – che ho avuto il piacere di conoscere anche personalmente. Ora, ci vado sempre di meno. Sbagliando, forse: ma così è.

La scelta di Internazionale è ovviamente opinabile e può prestare il fianco a chi rimane su X perché pensa, legittimamente, che se ce ne andiamo “hanno vinto loro”. Il punto, però, è che loro già hanno vinto. Anche palesemente, con le ultime elezioni americane.

E Internazionale, come le testate estere più celebri sopracitate e altre ancora, ritiene – giustamente – che X sia ormai luogo di disinformazione, che è “il mattone fondativo della struttura di questa nuova dittatura che ha il volto del progresso, in quest’era digitale”, come detto da Djarah Kan in un passaggio di un suo discorso citato dall’articolo di De Mauro.

Pertanto, Internazionale non intende continuare a foraggiare il megafono di un Trump che in nemmeno una settimana dal suo insediamento ha fatto vedere ampiamente il modello di mondo che vuole. Un mondo che io, a quasi 55 anni, pensavo di non vedere in vita mia e che rimanesse soltanto nei racconti di guerra di padri e nonni. Che questo mondo sia sponsorizzato da un social media guidato da un paperone con idee che rasentano il nazismo, e che secondo qualcuno dovremmo comunque apprezzare come imprenditore per aver creato Tesla, non è accettabile.

E lunedì 27 gennaio è la giornata della memoria: ormai, sempre più corta. E in pieno revisionismo.

“Our president’s crazy,
did you hear what he said”
(Talking Heads, Making flippy floppy)