Un attimo che passerà

Ci sono testi di canzoni che avrei pagato per (saper) scrivere. Uno su tutti, lo squisito nonsense al passato remoto di Pasquale Panella in Le cose che pensano di Lucio Battisti (ne ho scritto qui). E poi, molti testi dei Subsonica, come Nuvole rapide, a cui spesso torno e che mi ossessiona in questi giorni.

Intanto, sembra ieri, ma Nuvole rapide ha già poco più di vent’anni, anche se resta per me modernissima nel sound. Fa parte di Amorematico, album sofferto anche perché dopo la notorietà avuta con Microchip emozionale i Subs erano pressati dai discografici, i quali – come spiegò Max Casacci – volevano un singolo dal potere di Tutti i miei sbagli e secondo loro Nuvole rapide non lo era, soprattutto per una particolarità, che però è la sua più bella: l’assenza di ritornello. Per fortuna i nostri non cedettero e il pezzo uscì così com’era stato pensato, in tutta la sua potenza.

Manca un ritornello, sì, ma c’è il tormentone dell’ “attimo che passerà”, che chiude ogni strofa. Nuvole rapide è una successione di pensieri legati alla difficoltà di separarsi, al ricordo, al rimpianto, ma anche alla vita che è fatta di attimi che occorre assaporare. Anche se possono essere “detonazioni” oppure “frantumazioni”, ma sempre “di un attimo che passerà”, proprio come le nuvole quando corrono rapide nel cielo.

Flusso, derive, parole: tutto si perderà.

A partire dalla fine degli anni’90, con i Subsonica – ma non soltanto – si impone sempre più un modello di musica italiana finalmente alternativo al cantautorato, del quale però si mantiene il gusto per i testi in buon linguaggio. Questo aspetto è sempre stato uno dei loro marchi di fabbrica, oltre all’incrocio tra la “torinesità” e il sound di respiro europeo. Nuvole rapide è un pezzo che avrebbe potuto essere cantato in inglese con buoni risultati nel mercato UK. Anche se non sarebbe stato più lo stesso.

Infine, Nuvole rapide è accompagnato da un video che mescola l’aria malinconica e piatta di una certa provincia padana che ben conosco alla figura irreale del protagonista, un uomo anziano che corre all’infinito con musica in cuffia, una coppa in mano e molte medaglie al collo attraversando nella foschia invernale campi brulli e paesi con un unico ritrovo, il solito bar con un paio di videogiochi. Nessuno lo conosce, anche se le comparse del video – più gli stessi Subsonica – azzardano delle ipotesi.

Del resto, l’attacco di Nuvole rapide, così diretto, glaciale e poetico allo stesso tempo, dice tutto:

Se fosse facile fare così

poterti dire già quello che so

farebbe freddo in un attimo che passerà