L’ultima notte del mondo

“Che cosa faresti se sapessi che questa è l’ultima notte del mondo?”
“Che cosa farei? Dici sul serio?”
“Sì, sul serio.”
“Non so. Non ci ho pensato.”

Comincia con questo botta e risposta L’ultima notte del mondo, uno dei racconti che fanno parte de L’uomo illustrato di Ray Bradbury, maestro della fantascienza. Un dialogo tra una coppia di coniugi sulla percezione che il mondo finirà quella sera stessa. Ciononostante, entrambi proseguono nelle loro azioni abituali fino al termine del racconto, quando lei scende dal letto per andare a controllare l’acqua nel lavello.

Anche questi altri due passaggi, fra gli altri, risvegliano la mia attenzione.

Il primo:

“Meritiamo tutto ciò?”
“Non è questione di meritarlo o no; è che le cose non sono state calcolate.”

Il secondo:  

“Ho sempre pensato che la gente sarebbe andata in giro urlando per le strade, in una circostanza simile.”
“Non credo. Non si urla, quando si è di fronte alla fine autentica.”

Con un parallelismo forse azzardato, forse no, potrebbe accaderci di attendere l’ultima notte prima del 25 aprile e non poterlo più festeggiare, perché “le cose non sono state calcolate”, o non sono state seriamente prese in considerazione. Dopotutto, siamo ormai quasi tutti nati dopo la Liberazione e, spesso, non ci rendiamo conto di quanto abbiamo acquisito dal 25 aprile. Tutti, e tutte: anche, anzi soprattutto, chi continua a gettare benzina sul fuoco e vorrebbe che questa fosse l’ultima notte prima della fine della festa.

Non scordiamo chi siamo e da dove nasciamo. Nessuno escluso: la Liberazione è proprio il contrario di una festa divisiva.

Buon 25 aprile.

Un attimo che passerà

Ci sono testi di canzoni che avrei pagato per (saper) scrivere. Uno su tutti, lo squisito nonsense al passato remoto di Pasquale Panella in Le cose che pensano di Lucio Battisti (ne ho scritto qui). E poi, molti testi dei Subsonica, come Nuvole rapide, a cui spesso torno e che mi ossessiona in questi giorni.

Intanto, sembra ieri, ma Nuvole rapide ha già poco più di vent’anni, anche se resta per me modernissima nel sound. Fa parte di Amorematico, album sofferto anche perché dopo la notorietà avuta con Microchip emozionale i Subs erano pressati dai discografici, i quali – come spiegò Max Casacci – volevano un singolo dal potere di Tutti i miei sbagli e secondo loro Nuvole rapide non lo era, soprattutto per una particolarità, che però è la sua più bella: l’assenza di ritornello. Per fortuna i nostri non cedettero e il pezzo uscì così com’era stato pensato, in tutta la sua potenza.

Manca un ritornello, sì, ma c’è il tormentone dell’ “attimo che passerà”, che chiude ogni strofa. Nuvole rapide è una successione di pensieri legati alla difficoltà di separarsi, al ricordo, al rimpianto, ma anche alla vita che è fatta di attimi che occorre assaporare. Anche se possono essere “detonazioni” oppure “frantumazioni”, ma sempre “di un attimo che passerà”, proprio come le nuvole quando corrono rapide nel cielo.

Flusso, derive, parole: tutto si perderà.

A partire dalla fine degli anni’90, con i Subsonica – ma non soltanto – si impone sempre più un modello di musica italiana finalmente alternativo al cantautorato, del quale però si mantiene il gusto per i testi in buon linguaggio. Questo aspetto è sempre stato uno dei loro marchi di fabbrica, oltre all’incrocio tra la “torinesità” e il sound di respiro europeo. Nuvole rapide è un pezzo che avrebbe potuto essere cantato in inglese con buoni risultati nel mercato UK. Anche se non sarebbe stato più lo stesso.

Infine, Nuvole rapide è accompagnato da un video che mescola l’aria malinconica e piatta di una certa provincia padana che ben conosco alla figura irreale del protagonista, un uomo anziano che corre all’infinito con musica in cuffia, una coppa in mano e molte medaglie al collo attraversando nella foschia invernale campi brulli e paesi con un unico ritrovo, il solito bar con un paio di videogiochi. Nessuno lo conosce, anche se le comparse del video – più gli stessi Subsonica – azzardano delle ipotesi.

Del resto, l’attacco di Nuvole rapide, così diretto, glaciale e poetico allo stesso tempo, dice tutto:

Se fosse facile fare così

poterti dire già quello che so

farebbe freddo in un attimo che passerà