H 24

C’è molto, se non tutto, di sbagliato e di pericoloso nell’intervento di Elisabetta Franchi nel corso del convegno Donne e moda: dall’assumere donne solo “anta” perché già con famiglia allo scegliere uomini in ruoli chiave al dire, quasi rivendicandolo, che lei è tornata al lavoro due giorni dopo il suo cesareo programmato. Il tutto, peraltro, davanti a una platea con in prima fila la ministra Elena Bonetti, che in teoria dovrebbe occuparsi di pari opportunità, ma di cui non si hanno per ora dichiarazioni al riguardo.

La parte però ancora più grave delle parole di Franchi è l’affermazione: “Io le prendo che hanno fatto tutti e 4 i giri di boa. Quindi sono lì belle tranquille con me al mio fianco e lavorano h24. Questo è importante. Cosa che gli uomini non hanno”.

Nemmeno chi salva vite umane – quindi né Elisabetta Franchi né, per non andare lontano, il sottoscritto – può essere disponibile h 24. A parte la legge, lo dicono il nostro cervello, il nostro fisico, i nostri nervi. Non per nulla esiste un diritto alla disconnessione, che si può applicare.

Il punto, però, è un altro: l’h 24 non è certo nato ieri ed è sempre più frequente, soprattutto in mondi come quello che rappresenta Elisabetta Franchi, o come quello delle molte agenzie di comunicazione o pubblicità. Qui, Milano è ancora una volta maestra, ma cattiva, tra Negroni sbagliati, cocaina e burnout, in nome del “progetto-più-figo-del-mondo-da-realizzare-in-tre giorni-perché-il-cliente-non-aspetta-ma-noi-siamo-un’agenzia-creativa-e-non-abbiamo-paura-di-nulla-e-pazienza-se-stasera-avevi-un-impegno-importante-noi-lo-siamo-di-più”. Ripetuto per centinaia di volte in un anno.

Di solito queste agenzie sono piene di giovani che pensano (o sono spinti a pensare) che Milano valga bene l’essere spremuti. Ora però sappiamo che, se resistono e superano gli “anta”, possono andare a lavorare per Elisabetta Franchi. La quale ha, semplicemente, citato una realtà ben presente, non soltanto da lei. Con, a seguire, il consueto tentativo di dietro front guidato da “le mie parole sono state strumentalizzate”. Eh no, il video parla chiaro. Nell’era dei social dove tutto è in diretta, anche purtroppo una guerra, non è stato strumentalizzato un bel niente. La comunicazione insegna che le parole, una volta uscite, sono molto difficili da correggere. Ancor più se sei con l’interruttore acceso h 24.