C’è una giornalista, la più brava a raccontare gli orrori nelle zone di guerra, ma anche le emozioni di chi quelle guerre le sta vivendo suo malgrado, e cerca di reagire: è Francesca Mannocchi. Dalla Libia all’Isis a Kabul e ora in Ucraina, che sta percorrendo in lungo e in largo, con tutti i rischi del caso.
Uno degli ultimi suoi reportage, realizzato per Propaganda Live, descrive quanto sta accadendo in Ucraina con gli occhi di alcune donne con cui ha parlato a lungo e a cui ha voluto dare un volto. Un racconto toccante accompagnato da immagini potenti: dall’ammasso di persone che dormono nella metropolitana di Kyiv agli edifici distrutti di Kharkiv alle persone anziane portate in luoghi più sicuri.
Immagini rese ancora più forti dalla scelta della colonna sonora a cui sono associate. Infatti, uno dei passaggi più drammatici del reportage è accompagnato da Spectre, dei Radiohead, e mi ha colpito.
Spectre non è certo tra i brani più famosi dei Radiohead e ha una genesi particolare, perché fu composto, su richiesta, per l’omonimo film del 2015 della serie di James Bond. Poi, qualcosa andò storto e il pezzo fu rifiutato, ma la band decise di farlo comunque uscire, il giorno di Natale, accompagnato da un tweet di Thom Yorke: “Non ha funzionato, ma è qualcosa di nostro che amiamo molto”. E anch’io.
Spectre unisce il senso di eterea desolazione di alcuni capolavori dei Radiohead al pianoforte – Pyramid song, su tutti – a un’eleganza in stile Bond, con l’arrangiamento orchestrale a opera di Jonny Greenwood. Non avevo mai pensato potesse essere anche una scelta musicale per un filmato da una città con gli edifici sventrati dalle bombe, invece sì.
My hunger burns a bullet hole
A spectre of my mortal soul
The only truth that I can see
Spectre has come for me
E noi, alle prese con i nostri spettri, che affrontiamo inermi la visione di un reportage di guerra.