Daydreaming è il secondo brano di A moon shaped pool, ad oggi l’ultimo album dei Radiohead, ed è stata spesso l’apertura del loro tour del 2017, anche nella data a cui ho assistito, realizzando il sogno di vederli dal vivo.
Daydreaming ha molti significati ed è, anche, dedicato all’ex moglie di Thom Yorke, Rachel Owen, scomparsa a fine 2016. This goes beyond me, beyond you, canta, alludendo probabilmente alla separazione. A Rachel Owen è anche collegata la fine del brano, con la ripetizione delle parole – montate al contrario – half of my life, metà della mia vita. Thom Yorke ha trascorso 23 anni insieme a lei; inoltre, 23 sono gli anni passati dal primo demo dei Radiohead a Daydreaming, e 23 sono le volte che Yorke entra ed esce da vari luoghi nel video, toccante come il brano, con la regia di Paul Thomas Anderson.
“I sognatori non imparano mai, oltre il punto di non ritorno. Poi è troppo tardi e il danno è fatto”. Questa è la prima strofa di Daydreaming che sintetizza la croce e delizia del sognare a occhi aperti, una benzina che ci fa percorrere – o tentare di percorrere – strade nella nostra vita privata come in quella lavorativa, trasformando il sogno in azioni concrete. A volte, “è troppo tardi e il danno è fatto”, a volte no.
Ed è quando quella benzina inizia a mancare che cominciamo a fermarci al primo autogrill senza più la voglia di ripartire. Specie quando si arriva a, o si supera, half of my life e il mondo attorno a noi non ci sembra più quello in cui siamo cresciuti. È questo il momento in cui il daydreaming ci può ancora aiutare a cambiare le cose.