La fine dei boomer

In questo periodo c’è una tendenza sempre più forte che si manifesta sui media, “nuovi” e “vecchi”: quella di schernire millennial e soprattutto generazione z da parte dei cosiddetti boomer, categoria di persone nate durante il baby boom, ma estendibile per mentalità anche a nascite avvenute negli anni ’70.

Prima o poi, in questa trappola ci si cade tutti, anche persone insospettabili, che magari si giustificano con il voler dare delle regole di buon vivere. Può darsi, ma spesso l’effetto è quello contrario.

Che Michele Serra da Fazio elenchi più di metà dei cantanti a Sanremo facendo la faccia stupita del “ma questi chi sono?” non fa ridere, ma fa soltanto compassione. A parte che la generazione z ignora giustamente chi sia Michele Serra, ma invece – a proposito di boomer e di Sanremo – conosceva già Drusilla Foer per i suoi video su You Tube.

Che Veronica Pivetti cerchi di intervenire sulla comicità surreale di Valerio Lundini sbagliando modi e tempi – che invece sono la forza di Lundini – anche in questo caso non fa ridere, ma fa soltanto l’effetto di voler comunque rubare la scena.

Che si sbeffeggino le ragazze e i ragazzi che scendono in piazza per cambiare la maturità, a cosa serve? Né alla loro di maturità, né alla nostra.

Eppure, le forze di boomer e generazione z si possono unire: quando capita, per fortuna non così di rado, la miscela diventa interessante. Ad esempio sul lavoro, dove finalmente – almeno in alcune realtà – stiamo assistendo a un ricambio che sta portando del bene a entrambe le forze. Ci vuole un briciolo di intelligenza emotiva, che entrambe possiedono, ma che è necessario coltivare.

Spesso, invece, l’intelligenza emotiva nei boomer e affini cede il passo a un desiderio di continua riaffermazione, che a parer mio nasconde un’unica, ma enorme paura: quella del tempo che passa e della fine che si avvicina.

Sarò ancora in grado di fare questo domani? Se domani andrò in una città che mi piace, sarà l’ultima volta che la rivedrò? E così via. Accade, già alla mia età. Ed è difficile, molto, farci i conti. Diventa quindi più comodo schernire chi ancora della vita non ha capito nulla, secondo noi.