Matera, 17 ottobre 2014

Il 17 ottobre 2014 io ci ero.

A Matera, in piazza S.Giovanni, in mezzo alla folla di fronte a un palco e a un maxi schermo, ad aspettare il nome della città che si sarebbe aggiudicata il titolo di capitale europea della cultura per il 2019.

Vincemmo noi, a Matera, e il resto è storia.

Dico noi perché anch’io, pur non essendo materano né lucano, ho fatto la mia parte con orgoglio, mettendo volentieri a disposizione un po’ di tempo che avevo per un’esperienza collettiva di lavoro, dedizione e tensione all’obiettivo irripetibile.

Matera la incontrai per la prima volta nell’estate del 2010, regalandomi un viaggio lucano per i miei primi quarant’anni. Quando arrivai, scendendo per via Buozzi lungo il Sasso Caveoso, mi trovai davanti la gravina, compresi cosa provò Mel Gibson quando osservò lo stesso panorama e pensai di avere un legame con lei da chissà quanti eoni fa, che in quell’istante si manifestò concretamente.

Poi, scoprii che Matera era entrata nella lista delle sei città italiane candidate a capitale europea della cultura, ma soprattutto scoprii grazie a Twitter che esisteva un “web team” di volontari che avrebbero lavorato per spingere la candidatura sui social. Chiesi di farne parte e da lì cominciò una splendida avventura.

Scesi a Matera più volte, conobbi persone stupende impegnate in prima linea per raggiungere questo obiettivo, incontrai un Sud che si rimbocca le maniche e ce la fa, contro ogni stereotipo. La piccola, antica, sonnecchiosa Matera, che da essere “vergogna d’Italia” negli anni’ 50 si trasforma in principessa che folgora chiunque la incontri.

E il 17 ottobre 2014, quando sentimmo “Matera” uscire dalla bocca del ministro per la cultura, fu un delirio di popolo.

Da quel giorno, le attività non cessarono, anzi: iniziò tutto il lavoro per arrivare a Matera 2019 e che io, pur con tutti i limiti dovuti ai miei impegni e alla distanza, continuai a sostenere. In parallelo, si svilupparono come logico polemiche, gelosie, opportunità politiche, che osservavo da distante e che, in fondo, non mi riguardavano. Io ero un volontario del web team, vivevo e lavoravo a Milano e andavo per la mia strada.

Per paradosso, nell’anno da capitale in carica non andai mai a Matera: non ci riuscii, ma in fondo va bene così, fa parte del ruolo di chi lavora dietro le quinte.

Oggi, sette anni dopo quella proclamazione, posso soltanto continuare a essere felice di aver fatto parte di un team il cui motto era, ed è, “la differenza tra il dire e il fare, è il fare”.