Il terzo mondo degli Steely Dan

Third world man è il brano che conclude Gaucho degli Steely Dan e che quindi chiude il loro primo, incredibile, ciclo. Walter Becker e Donald Fagen si separarono, per poi tornare insieme a inizio millennio con Two against nature, titolo più che azzeccato per due geniacci che crearono, tra le altre cose, l’accordo di mu maggiore.

Third world man è la conclusione di un album molto travagliato, uscito nel 1980 con due anni di ritardo, e che peraltro non avrebbe nemmeno dovuto includerla: la storia è nota, il pezzo fu inserito perché un tecnico sfortunato cancellò la registrazione di The second arrangement. Mai come in questo caso da un errore nasce un’opportunità. Se infatti l’inconveniente non ci fosse stato, non avremmo forse mai ascoltato un brano così commovente e con il migliore assolo di un chitarrista stellare come Larry Carlton.

Third world man pare fosse già stato escluso da Aja, l’album più perfetto dei Dan, che incuranti di tutto il caos che stava accadendo nel 1977 si rinchiusero come al solito in sala di registrazione, pretendendo il meglio da se stessi e da un gruppo di musicisti incredibili, dando alle stampe un gioiello in perfetta antitesi con il punk che esplose in quell’anno.

Third world man ha un testo che, come tutti quelli dei Dan, si presta a mille interpretazioni, delle quali loro stessi sono sempre stati i primi a goderne, soprattutto la buonanima di Walter Becker. Ma è giusto così.

Quella frase in italiano È l’era del terzo mondo – a cui perdono volentieri la pronuncia “mando” di Fagen – un po’ tocca, un po’ mi riporta alla frase di Tondelli sui poveri dei quali sarà la terra.

Ma chi è Johnny, il protagonista di Third world man la cui stanza dei giochi è in un bunker riempito di sabbia? Nessuno, infine, lo può sapere con esattezza. Erano anni di piena guerra fredda, questo è da tenere a mente.

E se il terzo mondo dei Dan fosse, semplicemente, una “terza via” tra l’allora Patto di Varsavia e il capitalismo reaganiano di un’America che, spesso, loro da americani hanno preso in giro? Chissà se ad esempio Becker e Fagen sapevano qualcosa sui paesi “non allineati”, magari sì.

Sopra a ogni cosa, però, rimane come sempre la musica. E, per me, Third world man è una ballata quasi funebre, un malinconico elogio a qualcosa che sta per terminare e un interrogativo verso ciò che ci attende e che, come al solito, ci fa paura perché ignoto. Infine, il loro brano che io più associo al ciclo di vita e di morte.

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